Archivio per September 2007
19/09: Clap Hands by Tom Waits
Categoria: General | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento
07/09: Arthur Miller by Martin Gottfried
Categoria: Libri | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento
07/09: Il peggior dramma di Arthur Miller
Pare sia stata una notizia scioccante quella che la scorsa settimana è stata diffusa nel mondo Occidentale. Vanity Fair America, subito ripreso dal New York Times, ha rivelato che Arthur Miller, il grande drammaturgo – dal giorno stesso della nascita – ha ignorato l’esistenza di suo figlio Daniel, ora quarantasettenne. La notizia ha attraversato immediatamente l’oceano per approdare sulla stampa europea, ovunque accompagnata da toni di irritazione e sbigottimento.
Il grande shock è da attribuire al fatto che il figlio negato sia affetto dalla sindrome di down e che Miller abbia preferito negare l’esistenza, prima del ragazzo, poi dell’uomo e infine del fatto, proprio in virtù della malattia che affligge il ragazzo. Non è un segreto che Miller non menzioni mai Daniel. Non lo fa né nell’autobiografia Timebends, e neppure in nessuna biografia professionale e, per finire, non ha neppure provveduto a lui nel testamento finale, come si è saputo dopo la sua morte, due anni fa. E così il ragazzo è diventato uomo in un collegio, dove era regolarmente visitato solo dalla mamma, ed è cresciuto senza mai vedere suo padre.
Voglio darvi un paio di elementi su cui riflettere e su cui misurare la notizia bomba. Innanzitutto, prima di morire Miller non solo non provvide a Daniel, ma neppure alla sua vedova, Inge Morath, né sua figlia Rebecca, né al bambino avuto durante il suo primo matrimonio. E ciò accadde perché semplicemente Miller morì senza aver fatto il testamento. Ma di questo non è importato a nessuno e il terribile comportamento di un supposto gentiluomo è stato urlato dalla stampa moralista con il suo usuale impegno a vendere più magazine e giornali di quanto sia possibile, prima di spostarsi all’orrore della prossima settimana che, potete giurarci, sarà su un’altra notizia bomba. In secondo luogo niente della storia di Miller e di suo figlio era una novità sensazionale. La questione infatti era già nota a me come ad altri, tanto che il decantato scoop era già presente nella mia biografia a Miller (ndr Arthur Miller. La biografia uscita in Italia per Cooper)
Non è difficile immaginare che sotto le reazioni di sdegno ci sia un errore di valutazione, non solo di portata, ma soprattutto di persona. Arthur Miller è stato considerato un’icona di moralità, grazie al suo coraggio di fronteggiare il Maccartismo e ha continuato ad indossare i panni di un eroe morale. Niente di meglio per noi americani: rientra infatti nella nostra tradizione farsi beffe di quelli che si dicono moralisti. La storia di un ripudio, di un figlio geneticamente malato, quindi, ha fatto di Miller immediatamente un ipocrita, un immorale: un uomo superbo nelle questioni pubbliche e pessimo in quelle private. Ma questa non è una novità ( tutto è già scritto nella mia biografia)
A voler essere più precisi, qualcosa di vero su Miller s’è detto in questi giorni. È stato scritto infatti che, dopo la sua morte due anni fa, un corte americana stabilì che Daniel avrebbe dovuto ricevere un quarto del considerevole patrimonio del commediografo. Un briciolo di verità però non giustifica la macchia sull’integrità morale di Miller.
Tuttavia, un punto su questa faccenda va fatto: un uomo può essere grande nel suo lavoro ma non nella sua vita privata. Michelangelo, Mozart o Shakespeare erano forse uomini irreprensibili sotto ogni aspetto della loro vita? Importa a qualcuno se Strindberg fosse un misogino e forse anche un matto? O che Picasso fosse un marito infedele o che Tennessee Williams fosse tossicodipendente? Il loro lavoro ha fatto sì che venissero riconosciuti come grandi uomini. Arthur Miller è stato sicuramente crudele e ingiusto nel rinnegare un figlio, ma questo non ha nulla a che fare con la sua grandezza d’artista. L’artista può essere giudicato solo attraverso i suoi capolavori come Morte di un commesso viaggiatore, Il crogiuolo e Uno sguardo dal ponte. E poi: forse nessun uomo può mai essere totalmente e puramente grande.
E questa sarebbe una notizia?
Questo è un articolo di Martin Gottfried, biografo di Arthur Miller.
Categoria: General | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento
06/09: Che notte beat
Che notte è stata quella che sta trascorrendo ora dalle parti di New York?
La notte di On the road di Jack Kerouac. E vediamo perché.
Il libro esce nel settembre del 1957. Il 5 settembre, giusto 50 anni fa, una recensione favorevole di Gilbert Millstein sul
New York Times gli spalanca le porte della fama. Joyce Johnson, sua fidanzata dell’epoca e redattrice della Viking, scriverà qualche tempo dopo: «Si è addormentato ubriaco e si è svegliato famoso». E pensare che fu Cowley, autore non proprio on the road, a fornire la chiave di successo del libro.
Certo Cowley non sembra aver nutrito grande fiducia nelle capacità letterarie dei Beat. In una nota a pie’ di pagina, pubblicata in un suo lavoro del ’56, A Second Flowering, così inchioda la Beat Generation alle sue responsabilità:
«Si trattava in fondo di una piccola banda di ribelli, un gruppo che aspirava a esprimersi per conto dei nuovi scrittori ma che non riuscì a essere altro che una razza di papere differenti con un differente “quack”».
Resta il fatto che Kerouac, Corso e Ginsberg hanno rappresentato un modello per una generazione più inquieta, che stava allora maturando. On the Road ha funzionato da magnete. Il viaggio come spostamento progressivo, simbolo di esperienza nuova e di un passato buttato alle spalle. Molta letteratura e molto cinema sono nati da quelle pagine.
Domani è un altro giorno.
Categoria: General | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento
05/09: Lucca Comics&Games
Seven Pools di Emanuele Bevilacqua
scritto per Mono 3 (Ed. Tunué)
1-4 novembre 2007
Lucca Comics&Games
Categoria: Libri | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento