Nelle foto - scattate durante le riprese da Michele Corleone e attualmente visibili nella galleria immagini - si riconoscono:
- La troupe che si allontana al tramonto nella San Francisco Bay
20 gennaio 2008
La mezzanotte di Radio 2
con Emanuele Bevilacqua
si parlerà di Facebook
Mio amato Frank
di Nancy Horan
Einaudi Stile Libero, 2007
Traduzione di Carla Palmieri
Il 12 marzo del 1922 nasceva, a Lowell, Jack Kerouac...
Avrebbe avuto ottantasei anni... così la sua città ha deciso di fargli un omaggio:
Lowell Celebrates Kerouac!
Categoria: General | Inserito da Emanuele Bevilacqua | 1 Commento
Categoria: General | Inserito da Emanuele Bevilacqua | 1 Commento
A San Francisco Jack Kerouac Adler è proprio un vicolo, nemmeno troppo tirato a lucido. Per quanto piccolo, un’estremità è già dentro Chinatown, mentre l’altra finisce nelle vetrine della City Lights Books di Lawrence Ferlinghetti, su Columbus Avenue, nel quartiere italiano di North Beach.
Uno scrive per tutta la vita, magari contribuisce a cambiare le regole del gioco o solo qualche piccola idea nella testa di una sola persona. Poi, quando se ne va, diventa un vicoletto dove la gente butta la spazzatura e dove qualche tardivo ubriaco lascia il segno della sua confusione mentale.
A Luigi Pintor fra i fondatori de il manifesto, è andata meglio. Veltroni, il sindaco, di giorno, (di notte dicono che si travesta da Batman e vada a salvare i bimbi in Africa), gli ha dedicato un Viale dentro Villa Ada. Lì vanno a giocare i bimbi (quelli non salvati dal medesimo Veltroni) quando escono da scuola.
Mi piace correre il sabato mattina su Viale Luigi Pintor, così come, più raramente, farmi una birra al Vesuvio, vecchio locale, proprio all’inizio del Jack Kerouac Alley. Delle volte è più divertente che parlare con i vivi.
Categoria: Beat generation | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento

Non si diventa re dei beat per caso. Jack Kerouac è un grande scrittore, nonostante sia diventato famoso per il suo libro più brutto: On the road.
Lui e i suoi amici Beat, Ginsberg, Cassady, Corso, Burroughs, hanno segnato un'epoca con le loro invenzioni, le loro pazzie, i loro libri. Hanno soprattutto lanciato una promessa di libertà e giustizia che è arrivata fino a noi.
Questo è un libro di storie su Kerouac e sugli altri Beat, una Bibbia del Beat, o forse un manuale di esperienze possibili: quelle di vita e quelle letterarie di una generazione che ha voluto opporsi alla «meccanizzazione delle anime», come l’ha definita Allen Ginsberg.
L’interesse crescente nei confronti di questi ragazzi degli anni Cinquanta è ben comprensibile. Alcuni loro valori sono universali: innato bisogno di libertà, bisogno dell’amicizia e dell’amore, sensazione che per capire le cose occorra andare fuori (anche di testa) per poi eventualmente rinsavire.
I Beat hanno poche certezze nella vita, e pensano che siano poche le battaglie che meritano davvero di esser combattute. E allora via, a cambiare di paese non potendo cambiare il paese. Un’esperienza da fare in gruppo: insieme per il piacere di stare insieme. Questo è quanto hanno voluto lasciarci come memoria delle loro avventure. Sì, perché si tende a ricordare di loro gli aspetti distruttivi o ribelli. I Beat hanno amato, hanno fumato e hanno cantato. Jack Kerouac amava i film comici, imitava i Tre Stooges, Frank Sinatra e tutti gli strumenti Jazz, avrebbe voluto essere un campione di football o almeno un musicista di colore. Era un istrione e un romantico. E, lo ripetiamo, un grande scrittore stroncato dal suo stesso successo.
Questo libro fornisce una lista di attrezzi e balocchi Beat. Un catalogo dei sogni possibili. Sarà il lettore a decidere cosa vorrà portarsi dietro nel suo viaggio reale o virtuale.
Categoria: Libri | Inserito da Emanuele Bevilacqua | Aggiungi commento